INTERIOR DESIGN DI UNA VILLA NEL PARCO COSTIERO DI VARAZZE
MONOLITI SUL MARE
Luogo
Varazze (SV)
Anno
2016
Tipologia
Interior Design
Importo lavori
100.000 €

L'identità di una casa non nasce necessariamente dagli arredi. Esistono progetti in cui è l'architettura stessa a costruire il carattere degli interni, attraverso pochi gesti capaci di organizzare lo spazio, la luce e il rapporto con il paesaggio. Monoliti sul mare nasce da questa convinzione. La trasformazione di questa villa affacciata sul mare di Varazze prende avvio da un'intuizione precisa: aprire completamente la casa al paesaggio e lasciare che sia questa scelta a generare tutte le altre.
Pur godendo di una posizione privilegiata, la villa viveva un rapporto sorprendentemente debole con il proprio contesto. Le aperture originarie, strette e frammentate, limitavano la vista verso il mare, riducevano l'ingresso della luce naturale e separavano percettivamente gli ambienti interni dal giardino e dalla piscina. Il progetto non nasce quindi dal desiderio di rinnovare gli interni, ma dalla volontà di restituire alla casa il suo orizzonte.
La prima decisione progettuale consiste nella realizzazione di una grande vetrata scorrevole di dodici metri, articolata su tre ante mobili. Un gesto capace di modificare radicalmente il modo di vivere l'abitazione. Il soggiorno si apre completamente verso l'esterno, il giardino diventa il naturale prolungamento della zona giorno e il mare entra finalmente a far parte dell'esperienza quotidiana.



La luce mediterranea attraversa gli ambienti durante tutto l'arco della giornata, trasformandone continuamente la percezione e facendo del paesaggio il vero protagonista della casa.
Una scelta così radicale genera inevitabilmente una nuova complessità. Eliminando il tradizionale confine tra interno ed esterno, lo spazio perde i riferimenti che normalmente ne definiscono la gerarchia. È proprio in questo momento che nascono i monoliti del titolo. Non sono elementi decorativi, né semplici esercizi formali, ma gesti architettonici capaci di restituire misura, equilibrio e identità a uno spazio volutamente aperto e fluido.
Il primo monolite è il grande volume sospeso che domina la zona giorno. La sua origine è puramente tecnica: integra gli impianti di climatizzazione e il sistema di illuminazione in un unico elemento. Progressivamente, però, questo volume assume un ruolo molto più ampio, diventando il fulcro compositivo dell'intero ambiente. Organizza lo spazio, ne definisce le proporzioni e costruisce una nuova relazione tra pieni e vuoti.


La sua presenza richiama una massa scolpita, sospesa nello spazio come uno scoglio affacciato sul mare, capace di dialogare con il paesaggio senza mai sottrargli il ruolo di protagonista.
Il secondo monolite è la scala.
Realizzata in resina come un unico volume continuo, viene concepita come un blocco scavato nella materia più che come una successione di gradini. Il parapetto in ferro, disegnato su misura e realizzato artigianalmente, introduce un segno leggero che accompagna il percorso verticale senza interrompere la pulizia delle geometrie. Insieme, questi due elementi raccontano un modo di progettare gli interni nel quale l'identità dello spazio nasce dall'architettura prima ancora che dall'arredo.
Anche la distribuzione degli ambienti segue la stessa logica. La zona giorno viene pensata come uno spazio continuo, capace di mettere in relazione soggiorno, giardino, piscina e mare in un'unica esperienza percettiva. La cucina, pur mantenendo un collegamento diretto con il living, viene volutamente collocata in un ambiente autonomo.
Non è una rinuncia all'open space, ma una scelta progettuale che ricerca un equilibrio tra continuità spaziale e qualità dell'abitare quotidiano, riconoscendo a ogni funzione la propria identità senza compromettere l'unità dell'insieme.





La continuità prosegue anche attraverso la materia. La pietra di Gerusalemme viene utilizzata sia negli ambienti interni sia negli spazi esterni, accompagnando senza interruzioni il passaggio tra soggiorno, portico, giardino e piscina. Le sue tonalità calde e la texture naturale dialogano con la luce del Mediterraneo, dissolvendo il confine tra architettura e paesaggio e rafforzando la sensazione di un unico spazio che si estende oltre il limite delle pareti. Il grande volume sospeso custodisce inoltre un ulteriore livello di lettura. I tre quadrati che ne scandiscono il disegno, riproposti anche sulla parete secondo rapporti proporzionali, stabiliscono un dialogo diretto con le opere pittoriche realizzate dalla committenza. L'arte non viene applicata all'architettura come elemento decorativo, ma ne diventa parte integrante. Un'esigenza tecnica si trasforma così in un gesto compositivo capace di accogliere anche la dimensione personale e affettiva della casa.
Anche la scelta degli arredi segue questo principio. Gli elementi sono volutamente ridotti all'essenziale, non per aderire a un'estetica minimalista, ma perché l'architettura ha già costruito il carattere dello spazio. Gli arredi non sono chiamati a definirne l'identità, ma ad accompagnarne la vita quotidiana. Pezzi contemporanei convivono con oggetti vintage accuratamente selezionati, inseriti con discrezione e misura.
Possono cambiare nel tempo, essere sostituiti o integrati senza alterare l'equilibrio complessivo della casa. Quando è l'architettura a dare forma allo spazio, gli oggetti possono finalmente respirare, raccontando chi lo abita senza dover sostenere il progetto.
Monoliti sul mare racconta un modo di intendere la ristrutturazione e l'architettura degli interni che va oltre la semplice ridefinizione degli ambienti. La grande vetrata, i due volumi monolitici, la continuità della pietra, la luce naturale, l'arte e la misura degli arredi non rappresentano episodi indipendenti, ma le conseguenze di una stessa intuizione progettuale.
L'obiettivo non era semplicemente ristrutturare una villa con vista mare a Varazze, ma costruire un'architettura capace di mantenere la propria identità nel tempo, anche quando gli oggetti cambieranno.
Perché una casa realmente progettata continua a raccontare la propria storia anche quando rimane, semplicemente, spazio.








