PROPOSTA PER IL CONCORSO DI PROGETTAZIONE DEL PADIGLIONE ITALIA, EXPO MILANO 2015
PALAZZO ITALIA, LA MEMORIA DEL FUTURO
Luogo
Milano (MI)\
Anno
2013
Tipologia
Concorso di progettazione
Partners
Goagroup Architettura
Arethusa s.r.l.
Ing. Fabio Tomaselli
Ing. Marco Mancini
Ing. Giovanni Canepa

Il progetto è stato elaborato per il concorso di idee per il Padiglione Italia dell’Expo Milano 2015. La proposta per Palazzo Italia nasce dall’incontro tra la funzione rappresentativa dell’esposizione universale e la prospettiva di una nuova vita dell’edificio al termine dell’evento. Destinato ad accogliere attività con esigenze differenti, il palazzo è concepito fin dall’origine per trasformarsi nel “Vivaio dell’innovazione”: un luogo dedicato alla ricerca tecnologica, alla creatività e all’educazione scientifica. La relazione tra evento e permanenza diventa così parte fondante della proposta architettonica.
L’obiettivo è offrire spazi adeguati all’esperienza espositiva, introducendo una flessibilità capace di accompagnare il passaggio alla destinazione definitiva. Il progetto considera insieme questi due orizzonti temporali, cercando un equilibrio tra la riconoscibilità di un edificio istituzionale e la disponibilità ad accogliere nuovi usi. La trasformazione successiva all’Expo appartiene alla concezione stessa del palazzo e ne orienta il significato.



Il concept prende forma da una riflessione sull’identità culturale italiana e sul rapporto tra innovazione e conservazione. Nella storia del Paese, la capacità di produrre nuove forme dell’abitare si è spesso sviluppata attraverso il confronto con un patrimonio già presente. Il progetto assume questa relazione come una risorsa: la memoria offre strumenti di lettura, mentre la ricerca permette di rielaborarli in risposta alle condizioni contemporanee.
Palazzo Italia viene quindi immaginato come un nuovo tassello nella storia dell’edificare e dell’urbanità italiana. La sua dimensione rappresentativa nasce dalla possibilità di esprimere un atteggiamento culturale: leggere il proprio tempo, riconoscere ciò che conserva valore e trasformarlo in un principio operativo. L’architettura diventa il luogo nel quale questa continuità può acquistare una forma concreta.


Il riferimento al palazzo italiano riguarda soprattutto i principi che ne hanno sostenuto la costruzione. Proporzione, ordine, rapporto tra le parti e relazione con il contesto costituiscono un patrimonio progettuale da interrogare. L’interesse si concentra sul modo in cui un edificio organizza la vita al suo interno e stabilisce una presenza nello spazio collettivo, superando una lettura limitata ai caratteri delle facciate.
La proposta si inserisce idealmente in un dialogo che attraversa epoche e linguaggi differenti. Il pensiero di Leon Battista Alberti, espresso nel De re aedificatoria, la ricerca moderna di Giuseppe Terragni nella Casa del Fascio di Como e la sperimentazione del Centre Pompidou di Renzo Piano e Richard Rogers offrono riferimenti diversi per interrogare il rapporto tra ordine architettonico, costruzione e trasformazione culturale.
Questi riferimenti delineano un campo di ricerca nel quale la storia viene assunta come interlocutrice.





Ogni esperienza permette di riflettere sul proprio presente attraverso strumenti ereditati e nuove possibilità tecniche. Il progetto raccoglie questo metodo di confronto, attribuendo alla conoscenza del passato un ruolo attivo nella definizione delle scelte contemporanee.
Al centro della riflessione si collocano la concinnitas e l’elegantia albertiane, insieme alla firmitas, all’utilitas e alla venustas della tradizione vitruviana. Armonia delle parti, misura, solidità, adeguatezza all’uso e bellezza vengono considerate esigenze interdipendenti. La qualità dell’edificio risiede nella loro integrazione e nella capacità di mantenere coerenza tra intenzione culturale, organizzazione degli spazi e realtà costruita.
La classicità assume così il significato di un metodo fondato sulla consapevolezza delle relazioni. La centralità dell’uomo, la comprensibilità degli spazi e l’equilibrio tra le componenti dell’architettura diventano criteri attraverso i quali affrontare il progetto. Il tema è trasferire questi valori nella dimensione contemporanea, segnata dalla pluralità degli usi, dall’evoluzione delle conoscenze e dalla rapidità delle trasformazioni.
In questa prospettiva, la flessibilità funzionale acquista anche un valore culturale. Un edificio dedicato all’innovazione deve poter accompagnare attività e necessità in evoluzione, conservando un’identità riconoscibile. La permanenza dell’architettura viene affidata alla sua capacità di sostenere il cambiamento, offrendo una struttura di relazioni capace di rimanere significativa oltre la durata dell’evento.








