RECUPERO CONTEMPORANEO DI UN FIENILE IN PIETRA NEL MONFERRATO
ORIGAMI DI FERRO
Luogo
Cavatore (AL)
Anno
2019
Tipologia
Ristrutturazione ed Interior Design
Importo lavori
70.000 €

Ogni edificio conserva la memoria della funzione per cui è stato costruito. Nel recupero dell'architettura rurale la sfida non consiste nel cancellarla, ma nel trasformarla in una nuova possibilità di abitare.
Sulle colline di Cavatore, nel cuore dell'Alto Monferrato, questo progetto prende forma all'interno di una cascina ottocentesca in pietra, parte del complesso del Borgo del Gallo, dove il ristorante Da Fausto rappresenta da generazioni un luogo profondamente legato al territorio. Qui, un ex fienile di circa 130 metri quadrati viene trasformato in una casa contemporanea attraverso un intervento che non cerca il contrasto con la preesistenza, ma costruisce un dialogo misurato tra memoria e nuova vita.
La domanda progettuale non riguardava semplicemente la distribuzione degli ambienti. Come trasformare un volume nato per custodire il raccolto in uno spazio capace di accogliere la quotidianità, senza perdere quella straordinaria percezione di ampiezza che apparteneva al fienile?
La risposta nasce dallo spazio.



L'edificio si presentava come un grande volume verticale, privo di una vera organizzazione interna. Il progetto non parte quindi dalla scelta dei materiali o degli arredi, ma dalla ricerca di un principio capace di dare ordine all'intero organismo architettonico. Individuare la posizione della scala significa individuare il gesto che genera tutto il resto.
Da quel momento ogni decisione diventa una naturale conseguenza.
La scala in ferro attraversa il volume con la leggerezza di un unico segno continuo. Più che un elemento distributivo, è un gesto architettonico che mette in relazione i due livelli senza interrompere la lettura dello spazio. La sua geometria essenziale ricorda il principio dell'origami: una semplice superficie piegata che, attraverso poche linee, riesce a trasformare completamente la percezione del volume. È da questa intuizione che nasce il titolo del progetto, Origami di Ferro.
Il vero protagonista, però, non è la scala.
È il vuoto.
In molti recuperi un volume come questo verrebbe completamente occupato per ottenere la massima superficie possibile. Qui avviene il contrario. Il progetto sceglie di rinunciare a costruire parte dello spazio disponibile per conservare ciò che rendeva unico l'ex fienile: la sua verticalità.


Nasce così la doppia altezza, cuore dell'intera abitazione. Non è una scelta scenografica, ma una precisa decisione architettonica. Conservando il grande spazio centrale, la casa continua a raccontare la propria origine. I due livelli rimangono costantemente in relazione visiva, la luce attraversa l'intero volume e le murature storiche recuperano il ruolo di protagoniste.
Lo spazio non viene diviso, viene interpretato.
Attorno a questo vuoto si sviluppa la nuova abitazione. Al piano terra trovano posto la zona giorno, una camera e i servizi; al livello superiore la zona notte si affaccia sulla doppia altezza, mantenendo un rapporto continuo con l'ambiente principale. Non si percepiscono due piani distinti, ma un unico spazio che cambia quota, mantenendo intatta la forza dell'architettura originaria.
Anche la scelta dei materiali segue la stessa logica di essenzialità.
Le murature in pietra vengono recuperate e trattate con finiture a calce, capaci di conservarne la matericità e il comportamento naturale nel tempo. Il pavimento in legno di castagno accompagna senza interruzioni entrambi i livelli, rafforzando la continuità spaziale.





Il ferro introduce un linguaggio contemporaneo preciso e leggero, mentre la cucina progettata su misura e gli elementi fissi vengono disegnati come parti dell'architettura stessa, mai come semplici arredi.
Per Giacomo Sasso Architettura gli interni non rappresentano infatti un esercizio di interior design. L'identità di una casa nasce sempre dallo spazio, dalle proporzioni, dalla luce, dalla materia e dalle relazioni che questi elementi costruiscono tra loro.
Gli arredi completano il progetto, ma non lo generano. È l'architettura a definire il carattere dell'abitare.
Anche la luce artificiale parte dallo stesso principio. Non illumina gli oggetti, ma accompagna l'architettura. Le pareti in pietra, la scala, le travi lignee e la profondità della doppia altezza vengono valorizzate con discrezione, lasciando che siano i volumi a costruire l'atmosfera della casa. Le aperture originarie vengono integralmente conservate, permettendo alla luce naturale di entrare dalle stesse finestre che per oltre un secolo hanno illuminato il fienile, senza alterare il rapporto autentico tra edificio e paesaggio.
Il recupero di questo ex fienile racconta una possibilità che va oltre il singolo intervento. Dimostra che l'architettura contemporanea non appartiene soltanto ai grandi contesti urbani o agli edifici iconici. Può nascere anche in un piccolo borgo dell'Alto Monferrato, quando il progetto mette al centro il modo in cui le persone abiteranno quello spazio.







