top of page
Logo copia.png

Liguria: territorio e architettura contemporanea, l'importanza di saper interpretare.

  • Immagine del redattore: giacomo sasso
    giacomo sasso
  • 27 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Progettare in Liguria significa misurarsi con un territorio che non concede neutralità. Qui la topografia è struttura, la sezione prevale sulla pianta, il paesaggio non è sfondo ma materia attiva del progetto. La compressione tra mare e monti, la stratificazione dei terrazzamenti, la presenza costante del limite – fisico, normativo, visivo – rendono ogni intervento un atto inevitabilmente critico.

Negli ultimi anni il rapporto tra architettura e territorio ligure è cambiato. A una stagione segnata dalla ripetizione tipologica – tetto a falde, intonaco chiaro, persiane verdi come garanzia di “integrazione” – si è progressivamente sostituita una consapevolezza diversa: il rispetto non coincide con la mimesi. Riprodurre forme storiche non significa necessariamente interpretare il paesaggio. Al contrario, può diventare una semplificazione rassicurante che evita il confronto con le condizioni reali del luogo.

Il territorio ligure chiede altro. Chiede precisione, misura, capacità di leggere le forze in campo: morfologia, orientamento, visuali, vincoli, memoria costruttiva, ma anche esigenze energetiche e normative contemporanee. L’architettura, in questo contesto, non può limitarsi a “inserirsi”: deve prendere posizione.



Il paesaggio come sistema di tensioni

Una delle condizioni più evidenti è la dualità costante tra mare e terra. Non solo come dato panoramico, ma come tensione spaziale. Il fronte verso sud è spesso apertura, orizzonte, irraggiamento; quello verso monte è contenimento, ancoraggio, rapporto con la sezione del terreno. Questa polarità non è un tema estetico: è un principio compositivo.


Architettura

Veduta aerea che mostra il rapporto spaziale e geografico del progetto con il contesto


Nel progetto BR², sviluppato lungo la fascia costiera, questa condizione si traduce in una struttura chiaramente duale. Due piastre rettangolari, tecnologicamente avanzate, si posano sul prato con un gesto misurato, quasi senza toccarlo. Non c’è volontà di monumentalizzare la presenza costruita; piuttosto, di stabilire un equilibrio tra leggerezza e radicamento.

Il muro in pietra, dilatato e utilizzato come contenitore di spazi, non è semplice citazione materica. È un dispositivo che trasla verso sud l’evidenza muraria, schermando i volumi di servizio e rafforzando il rapporto con il suolo. Le coperture verdi e le strutture leggere che producono energia pulita non sono sovrastrutture tecniche applicate a posteriori: diventano parte della composizione, integrando le esigenze normative in una logica identitaria.

Il fronte sud si apre completamente al paesaggio mediterraneo, instaurando un dialogo con il costruito costiero esistente, mentre il lato nord assume un carattere più tettonico, più trattenuto. In questo equilibrio si riflette una delle tensioni tipiche del territorio ligure: esposizione e protezione, apertura e radicamento.



Abitare il pendio: frammentazione come scelta sostanziale

Se lungo la costa il tema è spesso la relazione orizzontale con il mare, sulle colline la questione cambia radicalmente. A Rapallo, nel progetto PG House, il confronto è con la macchia mediterranea, con i pini marittimi e gli ulivi, con un sistema di terrazzamenti che racconta una lunga storia di adattamento tra uomo e territorio.

Qui la scelta non è stata quella di imporre un volume unitario, riconoscibile e compatto, ma di frammentare l’intervento. Non per un’esigenza formale, bensì per aderire alle curve di livello, ridurre l’impatto visivo e costruire un dialogo più calibrato con la strada e con il pendio.


La frammentazione consente ai volumi di adagiarsi lungo il terreno, di arretrare gradualmente, di articolarsi su livelli sfalsati che seguono la pendenza naturale. Il risultato non è un gesto iconico, ma una sequenza di spazi che costruiscono un’esperienza progressiva del paesaggio. Le grandi vetrate, le terrazze, il giardino pensile e la passerella sospesa non hanno la funzione di spettacolarizzare la vista, ma di rendere il paesaggio parte integrante della quotidianità.

In questo caso il territorio non è solo limite da rispettare, ma matrice che orienta l’organizzazione interna, le connessioni verticali, la distribuzione delle unità abitative. Il pendio non viene “corretto”: viene assunto come struttura generativa del progetto.



Vincolo come occasione di precisione

Nel contesto collinare retrostante Diano Marina, il progetto RM House si confronta con un ulteriore livello di complessità: i vincoli storici e ambientali istituiti per preservare le visuali panoramiche e l’identità del territorio.

Spesso il vincolo viene percepito come ostacolo, come restrizione da aggirare. Ma può essere interpretato come strumento di precisione. Qui l’edificio si dispone parallelamente alle curve di livello, con un volume stretto e allungato che riduce l’impatto visivo e rafforza la continuità con il terreno. Due muri in pietra richiamano i muretti a secco tradizionali, mentre travi orizzontali in materiali contemporanei definiscono i limiti volumetrici superiori.

Non si tratta di un esercizio di citazione. Il riferimento ai muri a secco non è nostalgico: è un modo per riconoscere una logica costruttiva che ha modellato il paesaggio ligure per secoli. Allo stesso tempo, l’uso di alluminio verniciato e superfici bianche dichiara senza ambiguità l’appartenenza al presente.

Anche la piscina, che da geometria rigorosa si ammorbidisce progressivamente in forme più organiche, diventa un dispositivo di mediazione tra artificio e natura. Il gesto architettonico non cerca di imporsi come segno autonomo, ma di inserirsi nella trama esistente, quasi emergendo dal terreno.


Oltre la mimesi: una responsabilità contemporanea

Attraverso questi tre interventi emerge una condizione comune: la necessità di superare la contrapposizione tra tradizione e contemporaneità. In Liguria la tradizione non è uno stile da replicare, ma un insieme di principi: adattamento alla morfologia, uso misurato dei materiali, attenzione al clima, economia di mezzi.

La contemporaneità, d’altra parte, introduce nuove esigenze: efficienza energetica, sostenibilità, comfort abitativo, normative stringenti. Il punto non è scegliere tra le due dimensioni, ma farle dialogare senza che una diventi travestimento dell’altra.

In questo senso, l’integrazione di coperture verdi, sistemi energetici attivi, costruzioni controterra e intercapedini areate non è un’aggiunta tecnica, ma parte integrante della composizione. Il risultato non è un edificio “tecnologico” in senso esibito, ma un’architettura in cui la tecnologia è assorbita nella logica del luogo.



Una possibile direzione

L’evoluzione del rapporto tra territorio e architettura contemporanea in Liguria sembra dunque muoversi verso una maggiore consapevolezza critica. Non si tratta più di dimostrare che l’edificio “si integra”, ma di assumere il paesaggio come interlocutore esigente.

Questo implica accettare la complessità: lavorare con la sezione più che con la facciata, con il sistema dei percorsi più che con l’immagine iconica, con la continuità tra interno ed esterno come condizione strutturale e non come semplice apertura vetrata.

In un territorio fragile e stratificato come quello ligure, ogni progetto è inevitabilmente un atto di interpretazione.


Non basta evitare l’impatto; occorre comprendere le forze in gioco e restituire un equilibrio rinnovato.

Forse è proprio qui che l’architettura contemporanea trova il suo spazio: non nella ricerca di un linguaggio riconoscibile a priori, ma nella capacità di leggere ogni contesto come caso specifico, trasformando vincoli, morfologia e memoria in strumenti di progetto.

 
 
 

Commenti


bottom of page