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VILLA IPOGEA CON PISCINA A VARAZZE

LA CASA SCOMPARSA

Luogo

Varazze (SV)

Anno

2020

Tipologia

Nuova Costruzione

Importo lavori

1.000.000 €

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La Casa Scomparsa non è stata progettata per diventare un nuovo segno nel paesaggio.

È stata progettata affinché, osservando la collina da monte, il paesaggio continuasse a raccontare se stesso.
Solo scendendo verso il mare l’architettura si rivela, mostrando come il terreno, i muri in pietra e le coperture abbiano dato forma a un unico organismo capace di abitare la collina senza interromperla.
Ci sono luoghi che sembrano chiedere di non essere modificati, la costa ligure è uno di questi.

Qui il pendio accompagna naturalmente lo sguardo verso il mare, la vegetazione mediterranea definisce il paesaggio e la luce cambia continuamente il modo in cui percepiamo gli spazi.

In un contesto come questo, progettare una casa non significa semplicemente costruire un edificio, ma comprendere un equilibrio che esiste già e decidere come entrarvi senza alterarlo.

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È da questa riflessione che nasce La Casa Scomparsa, una villa contemporanea ipogea con piscina a Varazze, dove ogni scelta progettuale è stata guidata da un obiettivo preciso: lasciare che il paesaggio rimanesse il vero protagonista.
Chi arriva da monte non vede la casa.
Vede soltanto la collina.

Il terreno continua il proprio disegno naturale fino a incontrare il mare e l’architettura scompare completamente. Non perché venga nascosta, ma perché è stata concepita come parte della morfologia del luogo, rinunciando volutamente a imporsi sul profilo della collina.
È soltanto scendendo verso valle che il progetto inizia lentamente a rivelarsi.
I muri in pietra emergono dal terreno, le coperture disegnano nuovi piani orizzontali e, passo dopo passo, l’architettura racconta il processo che l’ha generata. La casa non compare improvvisamente, ma si lascia scoprire seguendo il pendio. Ogni cambio di quota rivela un nuovo frammento del progetto, fino a mostrarne l’intera composizione affacciata sul Mar Ligure.

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Questa progressiva rivelazione non è un effetto scenografico.
È la conseguenza del modo in cui la casa è stata pensata.
La sua forma nasce dalla relazione tra terreno, luce, materia e paesaggio. È il luogo stesso a determinare l’architettura, in un processo di morfogenesi nel quale costruzione e natura diventano parte di un unico sistema.
Prima ancora di immaginare gli spazi della villa è stato necessario leggere il sito. L’orientamento del sole, la pendenza del terreno, i venti dominanti, la vegetazione mediterranea e le visuali aperte sul mare sono diventati gli strumenti con cui costruire il progetto. La domanda iniziale non era come progettare una villa vista mare, ma come realizzare una casa capace di appartenere a questo luogo senza interromperne la continuità.
La risposta è stata quella di cambiare completamente il rapporto tra edificio e terreno.
La casa non si appoggia sulla collina.
È la collina a generare la casa.
L’architettura ipogea nasce come conseguenza di questa scelta. Il terreno protegge naturalmente gli ambienti, migliora il comportamento energetico dell’edificio, riduce l’impatto visivo della costruzione e permette al paesaggio di continuare a essere percepito nella sua interezza.

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Il cuore del progetto è rappresentato dalle coperture.
Più che un tetto, sono una nuova superficie del paesaggio.
Riprendendo e reinterpretando il principio della quinta facciata introdotto da Le Corbusier, le coperture diventano un’infrastruttura ambientale capace di svolgere contemporaneamente più funzioni. Accolgono il verde pensile, restituendo alla natura la superficie occupata dalla costruzione; integrano i sistemi fotovoltaici per la produzione di energia; generano ombreggiamento naturale durante l’estate, migliorando il comfort degli ambienti interni ed esterni; contribuiscono all’isolamento termico della villa e rafforzano la continuità visiva della collina.
Non sono soluzioni aggiunte al progetto, sono il progetto.
Una sola scelta architettonica risolve contemporaneamente esigenze paesaggistiche, sostenibilità ambientale, efficienza energetica e qualità dell’abitare.
Anche i muri in pietra svolgono un ruolo che va ben oltre quello strutturale. Modellano il pendio, definiscono i percorsi, sostengono le coperture e costruiscono i volumi della casa. Insieme al terreno danno forma agli spazi, accompagnando la progressiva rivelazione dell’architettura verso valle. La materia della costa ligure entra così nel progetto non come semplice rivestimento, ma come parte integrante del suo linguaggio.

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Quando la villa si apre verso sud cambia completamente il rapporto con il paesaggio.
Le grandi superfici vetrate lasciano entrare il mare nella vita quotidiana.
a luce attraversa gli ambienti durante tutto il giorno, le terrazze e la piscina ampliano naturalmente gli spazi della casa e il panorama diventa parte dell’esperienza dell’abitare. Interno ed esterno non sono più due mondi separati, ma un unico sistema nel quale il clima mediterraneo rappresenta una risorsa progettuale da vivere durante gran parte dell’anno. Dietro questa apparente semplicità si sviluppa un percorso progettuale complesso.
Costruire lungo la costa ligure significa confrontarsi con morfologie articolate, vincoli paesaggistici, normativa urbanistica, sostenibilità energetica e procedure autorizzative che richiedono una profonda conoscenza del territorio.
Ogni decisione è stata verificata rispetto alla qualità architettonica, alla fattibilità tecnica, alla sostenibilità economica e alla concreta possibilità di essere realizzata, affinché l’idea potesse trasformarsi in un’architettura costruibile.
Come in ogni progetto di Giacomo Sasso Architettura, anche questa villa nasce dall’incontro tra il luogo e le persone che lo abiteranno.
Non esiste uno stile da ripetere, ma un metodo che mette in relazione paesaggio, tecnica, energia, costruibilità e qualità dell’abitare fino a individuare la risposta più naturale.
La Casa Scomparsa non chiede al paesaggio di adattarsi all’architettura. Fa l’opposto. È l’architettura che sceglie di adattarsi al paesaggio, fino quasi a scomparire. E proprio in questa rinuncia trova la propria identità più autentica.

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